Nuda

Cos’è questo nero che mi circonda? Il nulla o l’ignoto? È il buio di un mondo che non conosco più e che più non voglio conoscere. Fa paura questo buio, fa freddo in questo buio, alle volte invece fa un caldo infernale. E nelle tenebre il silenzio grida di dolore. E io, costretta qui dentro, grido in silenzio con lui.
Voglio spogliarmi del mio corpo che sente freddo, che sente caldo. Di questa materia che produce ombra e rabbia e paura. Voglio strapparmi di dosso questa pelle, sulla cui superficie nascono tanti piccoli insetti che reggono le mie piume che non ho. Vorrei spogliarmi di quei muscoli che cedono e tremano di fronte all’infinito sotto di me; di acqua o di aria, il profondo nulla non cambia, le mie gambe tremano e i miei occhi allungano le falangi affusolate e toccano ogni cosa fuori di me. Così, l’aria mi sopraffà e le onde m’investono e trascinano e ancora investono e trascinano, e cado e continuo a cadere, fin quando mi sveglio e non è stato che un sogno. Seduta sul letto la mia carne riposa, si espande fino a diventare liquida. Mi spoglio delle mie ossa che non mi lasciano libera di scivolare via, di riempire un vaso, di piovere come gocce libere dal cielo.
Mi spoglio dello strato più superficiale dell’anima mia, che toccando il corpo si è contaminato e ora puzza di carne, di sangue,di morte. Finisco di togliermi anche l’ultima parte che mi appartiene, e finalmente una leggera brezza fresca sfiora me, la vera me, quella sotto strati di prigione. Celle di un alveare d’avorio. Mi sfiora la brezza e quella pioggia che volevo essere, mi passa accanto, scivola su me e mi porta con sé, e la luce che arriva dalla mia anima non produce più alcuna ombra ma non ho paura, che il buio ormai non lo conosco più.

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